FESTIVAL – Locarno71, dimensione uomo

11 luglio 2018

Presentato il programma della 71esima edizione, l’ultimo sotto la guida di Carlo Chatrian

È stato annunciato oggi il programma ufficiale della 71esima edizione del Festival di Locarno, l’ultima sotto la guida di Carlo Chatrian che l’anno prossimo sarà alla Berlinale. Il direttore ha voluto dedicare quest’ultima edizione all’umanesimo:

Mettere al centro del programma l’uomo può apparire scontato; tuttavia mi pare che mai come in quest’epoca le persone abbiano paura di guardare in faccia al prossimo. Si preferisce abbassare lo sguardo, farlo cadere su un piccolo monitor che non ci abbandona mai e che, come una coperta di Linus, ci copre il volto. Allora lo schermo del cinema, così  grande da non poter essere evitato, acquista un nuovo ruolo. Il cinema, quella sala dove la dimensione collettiva è imprescindibile, diventa il luogo in cui il volto del prossimo ci guarda. E ci pone domande che non sono più eludibili.

Per rivendicare la dignità dell’uomo, il Festival abbraccerà anche un’importante celebrazione, i settant’anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, organizzata in collaborazione con le Nazioni Unite. “Pensare che il Festival abbia la stessa età di questa “carta”, così semplice ed essenziale, stimola e inorgoglisce” sottolinea Chatrian.

Ad aprire il programma di Piazza Grande sarà il film Liberty di Leo McCarey, che verrà proiettato in una versione musicata dal vivo per l’occasione. Scegliere una comica di Stanlio & Ollio, una delle più belle e irriverenti,  dà il tono a un’edizione che si pronone di essere anche “più leggera e libera“. Ci sarà, infatto, tanta commedia in Piazza Grande. “C’è la voglia di far sorridere il pubblico, di ridere insieme, non perché ci si dimentichi del mondo circostante, ma perché” – come ci racconta Bruno Dumont, Pardo d’Onore 2018 – “quando la realtà  perde coerenza uno sguardo disincantato è il solo che può permettere di andare avanti.” A Dumont si deve tra l’altro la seconda novità del cartellone della Piazza, con l’anteprima di una serie televisiva, Coincoin et les z’inhumains, che chiuderà la grande serata di sabato sera.

Insieme a ospiti che per la prima volta vengono in riva al Lago Maggiore – dal citato Dumont a Jean Dujardin nei panni di un imbroglione irresistibile in I Feel Good – ce ne sono altri che tornano a rappresentare anche chi non c’è più. È il caso di Paolo Taviani che porterà una versione nuova di zecca di Good Morning Babilonia, “il film perfetto per ricordare la sintonia e la complicità con il fratello Vittorio, ma anche per celebrare il talento dell’uomo, che con mani e fantasia realizza cattedrali dalla bellezza inarrivabile.”

16 in totale i lungometraggi (più un cortometraggio), di cui 9 prime mondiali, che saranno proiettati in Piazza Grande, che ogni sera potrà riunire fino a 8’000 spettatori. 15 invece i lungometraggi in competizione per il Pardo d’oro.

Il programma di quest’anno mostra film che, al posto di rappresentare i conflitti che agitano il pianeta, si concentrano su storie private, capaci però di far risuonare con forza il presente. Film che creano un legame tra l’io e il mondo, tra il particolare vissuto dal personaggio e l’universale che la sua storia mette in campo.

È il caso di Yara di Abbas Fahdel che, dopo il suo epico Homeland, lascia le zone di guerra per immergersi nella campagna libanese; o del ritratto che Ethan HawkeExcellence Award 2018 – dedica nell’omonimo film al musicista BLAZE, personaggio scontroso e seducente, anti-sistema e profondamente libero, segnato da una tragica fine.

Un tratto che li unisce, e che si può  ritrovare in tanti altri, è senz’altro il coraggio di cui danno prova i loro protagonisti, quando sono messi di fronte ad un ostacolo.  Forse per questo il titolo porta il loro nome, come succede a diversi film quest’anno (Diane, Alice T., M., Menocchio, Sibel, Ray & Liz, Siyabonga). Segno questo di una ritrovata fiducia nel Cinema come Arte capace di raccontare l’uomo.

Annunciate anche le giurie ufficiali del Festival. A fare parte di quella del concorso internazionale il cinesta Jia Zhang-ke (Cina) in qualità di presidente, lo scrittore Emmanuel Carrère, (Francia), il cineasta Sean Baker (Stati Uniti), la cineasta Tizza Covi (Italia/Austria) e l’attrice Isabella Ragonese (Italia).

I Film del Concorso Internazionale:

A FAMILY TOUR di YING Liang

A LAND IMAGINED di YEO Siew Hua

ALICE T. di Radu Muntean

DIANE di Kent Jones

GANGBYUN HOTEL (Hotel by the River) di HONG Sangsoo

GENÈ SE di Philippe Lesage

GLAUBENBERG di Thomas Imbach

LA FLOR di Mariano Llinàs

M di Yolande Zauberman

MENOCCHIO di Alberto Fasulo

RAY & LIZ di Richard Billingham

SIBEL di Çaĝla Zencirci, Guillaume Giovanetti

TARDE PARA MORIR JOVEN di Dominga Sotomayor

WINERMÄRCHEN di Jan Bonny

YARA di Abbas Fahdel

MV

 

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