COLPO DI FULMINE – Un Couteau dans le Coeur (2018) di Yann Gonzales

8 giugno 2018

Con solo due lungometraggi all’attivo, Yann Gonzalez si afferma come un grande esteta del margine, abbracciando con lo stesso ardore tutto ciò che è alla periferia estrema – della società, della sessualità, dell’industria cinematografica. In questi mondi ombrosi, cesella un affascinante gioiello di immagini coloratissime, sensuali e fredde, nitide e bifacciali, citazioniste e moderne – capaci di rendere con straordinaria efficacia i marasmi interiori nei quali si dibattono i suoi protagonisti – brillantemente accompagnate dalle virtuosistiche e variegate composizioni musicali degli M83.

 

Un couteau dans le coeur (Knife + Heart) è stato presentato, in Concorso, al 71° Festival di Cannes ed è uscito nelle sale francesi il 27 giugno. In Italia non ha ancora un distributore ma speriamo vivamente ne trovi uno.

 

Parigi, estate 1979. Anne è una produttrice di porno gay a buon mercato. Quando Loïs, la sua montatrice e compagna, la lascia, lei cerca di riconquistarla girando un film più ambizioso con il suo complice di sempre, l’esuberante Archibald. Ma uno dei loro attori è stato trovato selvaggiamente assassinato e Anne viene trascinata in una strana inchiesta che sconvolgerà la sua vita.

 

 

L’idea del film è venuta a Gonzales (già autore dell’interessantissimo ma – ahinoi – inedito in Italia, Les Rencontres d’après mezzanotte) dalla scoperta – grazie al dizionario di pornografia inventato da Christophe Bier – dell’esistenza di una produttrice francese di porno gay negli anni ’70, dura, imprevedibile, alcolizzata ed innamorata della sua stessa montatrice.
Abbandonata presto l’iniziale idea di farne un documentario, il regista ha poi pensato a qualcosa di più sgargiante e romantico, reinventando la vicenda e facendo della protagonista un personaggio di pura fiction, pur conservando lo spunto della storia d’amore con la montatrice nonché metà del suo nome, quale tributo spirituale e segreto a questa eroina underground.

 

Mi piace descrivere “A Knife..” come il ritratto di una donna innamorata a bordo di un treno fantasma. Adoro questa idea di Cinema ‘fiera’: ci troviamo su una giostra senza sapere dove ci porterà.” Yann Gonzales

 


Dall’inizio alla fine, assistiamo a numerosi omicidi. La maggior parte viene perpetrata in pochi secondi, attraverso feroci accoltellamenti rettali. Ma per Anne, la protagonista, non finisce mai. Avere perso l’amore di Loïs la uccide in ogni momento. Al culmine della disperazione, ubriaca, la vediamo implorare, minacciare, urlare il suo dolore da una cabina telefonica – è il 1979. Nel ruolo, un’ inedita Vanessa Paradis, icona incrinata, bambola rotta, la voce stridula.
Mon coeur est sec de toi”, le dice l’ex, di sicuro, alcune frasi possono tagliate come mannaie.

 

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Quello che sta fuggendo è un ragazzo che taglia (slasher). Quella che insegue è una donna che taglia (piccoli pezzi di pellicola per montare i film). Ed Anne incide con un coltello sulla pellicola il proprio grido d’amore e rabbia. Preso tra questi tre fuochi, Un couteau dans le coeur è un grande film tagliuzzato. Ogni genere evocato sembra essere feso da un altro: il porno gay vintage è squarciato da un giallo vorace; il fantastico francese alla Franju (le bellissime scene nel bosco) è spezzato da scosse di cinema sperimentale (le immagini al negativo di Maya Deren, la pellicola graffiata di Norman McLaren…). E i personaggi emarginati (puttane, transgender, attori porno, tossici, sadomasochisti,vittime di ustioni…) che affollano il film nuotano come i pesci in un universo che gronda di reminiscenze, omaggi, strizzatine d’occhio e citazioni dei generi cinematografici meno valorizzati, più clandestini (cinema di serie Z… autori maledetti come Guy Gilles, convocato per la canzone di Absences répétées) e del Cinema marginale degli anni 1970-1980 (Paul Vecchiali, Dario Argento, Adolfo Arrieta).

 

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Ma l’autore àncora i suoi sogni anche al Brian De Palma di Vestito per uccidere (Anne evoca con la sua silhouette l’Angie Dickinson del film), al William Friedkin delll’imprescindibile Cruising (su omicidi omosessuali nel sottobosco sadomaso della New York fine anni ’70) nonché al Fassbinder di Querelle: la morale della storia ha, infatti, strettamente a che fare con la formula universale di Oscar Wilde, ivi citata: “Each man kills the thing he loves”.

 

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Il mio co-autore e io condividiamo una passione per De Palma, ed è stato, senza dubbio. un filo rosso che ci guidato. De Palma possiede un lato giocoso e disinibito, un gioco permanente nel quale si intrecciano finzione, realtà, cinema, fantasia, voyeurismo.

 

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Ma non c’è bisogno di identificare questi riferimenti per amare Un couteau dans le cœur, che possiede anche una freschezza quasi infantile.

 

Abbiamo seguito il filo di questo personaggio attraverso un labirinto bizzarro e talvolta crudele. Ma volevamo che rimanesse giocoso ad ogni passo. E anche pazzo.Yann Gonzales

 

 

Oltre allo squisito feticismo cinematografico, un’altra delle singolarità del regista Yann Gonzalez consiste nel ricordarci costantemente che quello che quello a cui stiamo assistendo è un film, che si tratta di Cinema insomma, mettendone in evidenza tutti i trucchi, come in un cabaret. Per darci sia l’emozione pura che il piacere sofisticato del gioco ed esprimere il suo amore assoluto per Cinema medesimo.

 

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Quindi, non aspettatevi una ricostruzione realistica della Parigi di quarant’anni fa o un plausibile intrigo poliziesco . Tutto è insolitamente assurdo. Le vittime del serial killer sono gli attori dei film porno gay prodotti da Anne in un luogo che evoca la Factory, il leggendario laboratorio di Andy Warhol. Uno dei pilastri dello studio sfoggia il biondo di Marilyn e la voce di un a giovane debuttante: il singolare Nicolas Maury. E la produttrice, Anne, malgrado il cuore spezzato, si affretta ad immaginare un nuovo film, erotico e sanguinario, che racconti la storia degli omicidi da chiarire. Come ulteriore livello di gioco, una finzione stravagante nella finzione melodrammatica che è diventata la sua vita.

 

 

 

Non c’è, quindi, da stupirsi che venga aperta un’inchiesta a partire da una singola piuma d’uccello notturno, unico indizio lasciato dal criminale. Inizia così il momento più poetico della pellicola: una fuga dall’eroina in una campagna fiabesca, dove, a tentoni, ricostruirà il tragico percorso dell’assassino, tra desiderio e punizione, tra cimitero e amanti nascosti.

 

 

 


Con solo due lungometraggi all’attivo, Yann Gonzalez si afferma come un grande esteta del margine, abbracciando con lo stesso ardore tutto ciò che è alla periferia estrema – della società, della sessualità, dell’industria cinematografica. In questi mondi ombrosi, cesella un affascinante gioiello di immagini coloratissime, sensuali e fredde, nitide e bifacciali, citazioniste e moderne  – capaci di rendere con straordinaria efficacia i marasmi interiori nei quali si dibattono i protagonisti – brillantemente accompagnate dalle virtuosistiche e variegate composizioni musicali degli M83 (si passa della rivisitazione delle atmosfere melanconiche delle colonne sonore di film horror degli anni ’70 – come quelli di Lucio Fulci e Maria Bava – a quelle delle musiche trash dei film porno etero e gay degli anni ’70 e ’80).

 

 

Il cast di attori è di assoluto culto queer. Passiamo dal Bertrand Mandico di Les Garçons sauvages, nel ruolo del capo operatore François Tabou (strizzata l’occhio a François About, capo operatore della maggior parte dei porno gay degli anni ’70) alla Romane Bohringer di Notti selvagge – le cui apparizione sul grande schermo sono diventate, purtroppo, molto rare – e da Ingrid Bourgoin, eroina di uno dei miei film preferiti del regista Simone Barbès ou la Vertu di Marie-Claude Treilhou al lanciatissimo, stupendo Félix Maritaud (120 battiti per minuto, Sauvage) che interpreta il più sensuale tra i giovani pornoattori.
E poi c’è -ovviamente – la sopracitata Vanessa Paradis, a cui Golzales ha offerto uno dei ruoli più belli della sua carriera cinematografica. Mai come nell’interpretare questa ‘maîtresse’, che tiene con una mano di ferro il suo piccolo mondo di uomini mentre lei è segretamente devastato da un cuore spezzato, l’abbiamo vista così decisa ma al tempo stesso vulnerabile.

 

 

Se si vuole trovare un difetto a Couteau.. è, forse, solo quello di non spingere mai veramente fino in fondo il sano pedale della trasgressione – le scene di sesso mancano di frontalità e sono più giocose che eccitanti – nel dichiarato – ma vano – tentativo di fare del proprio Cinema il mezzo tramite il quale traghettare visioni prettamente underground verso un pubblico leggermente più ampio.

UK

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