VENEZIA75 – TUTTE LE PREVISIONI

26 maggio 2018

Sembrano lontani gli anni del pigliatutto da parte del Festival di Cannes. Complici la sempre maggiore pronaggine della manifestazione al politicamente corretto, alla gender equality ed all’ormai assurda caccia alle streghe ad opera del movimento Me Too, l’insulsa chiusura a Netflix ed una capacità di portare film agli Oscar pari a 0 (dove Venezia continua, invece, anno dopo anno, a sfornare statuette) quest’anno rimangono sul piatto la maggior parte dei film più attesi.

Si prospetta pertanto una ricchissima 75a edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, pur mettendo in conto che alcune delle opere più interessanti opteranno per Locarno mentre alcune delle più star-studded sceglieranno di debuttare a quella fiera dello strombazzato che è Toronto.

Tra le sicurezze c’è la presenza a Venezia 75 dell’attesissima nuovo film di Claire Denis – dopo l’enorme successo di critica dello splendido L’Amore secondo Isabelle, 2018 – High Life. Primo film di fantascienza per la regista francese, mette in scena la lotta per la sopravvivenza di un padre e di sua figlia nello spazio profondo dove vivono isolati da tutto e da tutti. Nel cast Robert Pattinson, Juliette Binoche e Patricia Arquette. Sarebbe un perfetto Film di Apertura.

High Life
Robert Pattinson in High Life di Claire Denis 

Idem per l’attessimo Suspiria – remake della pellicola di culto di Dario Argento – per la regia del nostro – giustamente – lanciatissimo Luca Guadagnino. Pare sia stata la stessa produzione Amazon Studios ad aver rivelato a Variety di essere alle prese con gli accordi per la première al Festival.

Suspiria
Dakota Johnson in Suspiria di Luca Guadagnino

Sempre dalla Francia dovrebbero poi arrivare: il Canto Due di Mektoub, My Love di Abdellatif Kechiche. Il Canto Uno – attualmente nelle nostre sale – è stato il vero capolavoro del della scorsa edizione del Festival, opera impressionista capace di catturare, nel tempo, la luce della vita; l’atipico musical Annette del regista di culto Leos Carax su di un comico – interpretato da Adam Driver – che dopo la morte della moglie, deve prendersi della figlia di due anni in possesso di un dono; Non Fiction di Olivier Assayas, commedia ambientata nel mondo editoriale parigino, con Juliette Binoche, Guillaume Canet e Pascal Greggory ed, infine, il primo film in lingua inglese di Jacques Audiard The Sisters Brothers, un western – adattamento dell’omonimo romanzo del canadese Patrick deWitt – che narra la storia di due fratelli, che durante la corsa all’oro in California accettano di uccidere un cercatore d’oro un pò particolare, cast stellare: Jake Gyllenhaal, Joaquin Phoenix e John C. Reilly.

Dagli Stati Uniti, dovrebbero esserci importanti ritorni al Lido: Terrence Malick con Redegund sulla storia vera di Franz Jägerstätter – un contadino austriaco che si ribellò con tutta la sua forza all’invasione nazista – con cui pare che l’Autore di Tree of life sia tornato ad una narrazione più tradizionale (nel cast Matthias Schoenaerts); il geniale Yorgos Lanthimos con The Favorite, dramma in costume ambientato in Inghilterra, all’inizio del XVIII con la – troppo – gettonata Emma Stone e Rachel Weisz; Steve McQueen con Widows – nel cast Colin Farrell, Liam Neeson, Viola Davis – su tre vedove che decidono di portare a termine il piano criminale dei mariti, uccisi durante una rapina; Harmony Korine con The beach bum, su un uomo stralunato – interpretatato da Matthew McConaughey – che vive senza badare al rispetto altrui; ed infine il sopravvalutato Damien Chazelle (La la land, 2016) con First Man su Neil Armstrong – il primo uomo sceso sulla Luna – interpretato da Ryan Gosling.

Radegund
Redegund di Terrence Malick

E poi… The Widow di Neil Jordan – con la divina Isabelle Huppert e Chloë Grace Moretz – thriller psicologico sul rapporto tra una giovane donna ed una vedova solitaria; Beautiful boy di Felix Van Groeningen – con la giovane star di Chiamami con il tuo nome Timothée Chalamet e Steve Carell – storia di un padre alle prese con la tossicodipendenza del figlio; If beale street could talk di Barry Jenkins (Moonlight, 2017) e con Dave Franco, adattamento cinematografico del romanzo di James Baldwin Se lastrada potesse parlare, sul tema – attuale – di un uomo accusato di uno stupro che non ha commesso ma sbattuto dietro le sbarre da un poliziotto razzista;

Gli amanti delle Serie Tv e non solo saranno probabilmente deliziati dell’anteprima di Too old to die young diretta da Nicolas Winding Refn e prodotta – ancora – da Amazon Studios, serie in 10 episodi su di un poliziotto in lutto costretto ad inoltrarsi nel violento sottobosco criminale di una Los Angeles notturna, brutale e psichedelica.

Netflix, invece, esclusa da Cannes, potrebbe portare il suo titolo di punta al Lido: Roma di Alfonso Cuarón. Malgrado quanto possa far immaginare il titolo, si tratta del racconto di un anno della vita di una famiglia appartenente alla classe media di Città del Messico, sullo sfondo dei primi anni Settanta.

Altri nomi probabili di peso:

Xavier Dolan con La mia vita con John F. Donovan, sempre che il talentuoso e conteso regista – vera primadonna dei Festival – sia riuscito ad arrivare ad un compromesso con la produzione circa la durata di questo suo primo film in lingua inglese (si parla di 4 ore) e che non preferisca giocare in casa a Toronto, al riparo dalla becera acidità della critica nostrana. Nel cast Kit Harington, Natalie Portman, Susan Sarandon, Thandie Newton.

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Kit Harington in La mia vita con John F. Donovan di Xavier Dolan

Laszlo Nemes (Il figlio di Saul, 2015) con Sunset, storia di un’orfana, nella Budapest del 1913, che vuole gestire il negozio dei suoi ormai defunti genitori, ma dovrà deve fare i conti anche con i segreti della sua famiglia; Carlos Reygadas con Where life is born su una coppia aperta nel mondo delle corride; Ulrich Seidl che torna alla fiction con Evil games seguendo il ricongiungimento – carico di tensione ça va sans dire – di due fratelli a seguito della morte della madre; Miroslav Slaboshpitsky (The tribe, 2014) con Luxembourg, post-apocalittico girato nella zona abbandonata di Chernobyl; Brian De Palma con la co-produzione europea Domino, su un uomo che cerca di vendicare la morte di un amico ma scopre che il presunto omicida è un infiltrato della CIA e Pablo Trapero con La quietud, thriller sul passato oscuro dell’alta borghesia argentina con Bérénice Bejo e Martina Gusmán.

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Luxembourg di Miroslav Slaboshpitsky

Il Bel Paese dovrebbe vedere 01 distribution piazzare in Concorso Notti magiche di Paolo Virzì su 3 sceneggiatori sospettati della morte di un produttore, a Roma durante l’estate dei mondiali di calcio del 1990. Sempre Roma al centro di un altro film nostrano papabilissimo: Freaks Out, ritorno alla regia di Gabriele Mainetti a due anni dal successo di Lo chiamavano Jeeg Robot. Vi si narra di 4 amici fraterni travolti dalla seconda guerra mondiale.

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Notti magiche di Paolo Virzì

Infine quattro registi che si sono fatti le ossa a Venezia negli anni scorsi potrebbero quest’anno essere promossi nel Concorso principale. Sarà questo sicuramente il caso di Brady Corbet – la cui acclamatissima opera prima L’infanzia di un capo si portò a casa ben 2 premi nel 2015 – con Vox lux storia di una popstar – interpretata da Natalie Portman – nata da una tragedia. Possibile anche la presenza di Tim Sutton (Dark night, 2016) con Donnybrook  – nel cast Jamie Bell e Frank Grillo  – del Gabriel Mascaro (Boi Neon, 2015) di Overgod, vangelo erotico sulfureo e provocatorio e del duo austriaco Veronika Franz & Severin Fiala (Goodnight mommy, 2014) con The Lodge.

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Overgod di Gabriel Mascaro 

MV

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