FESTIVAL – ROBERTO PÉREZ TOLEDO al Q.PIDO Festival di Treviso

19 maggio 2018

 

Dopo il Treviso Pride del 2016, la città veneta ha lanciato con successo una nuova iniziativa arcobaleno per combattere la discriminazione LGBT ancora molto radicata, soprattutto a livello politico.

Q.PIDO – Treviso Equality Festival è nato così in risposta ad atteggiamenti inqualificabili, come quelle dell’ex sindaco leghista Giancarlo Gentilini, capolista di una civica alle imminenti elezioni comunali, che ha affermato di non volere gay nella sua lista, ma solo candidati “perfetti, puri di mente e di corpo”.

La kermesse a tema LGBT – che continuerà ad animare il capoluogo fino a giovedì 24 maggio – ha proposto giovedì – in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omo-Bi-Transfobia – un incontro con il regista spagnolo Roberto Pérez Toledo presso il Cinema Edera.

Del regista sono stati proiettati una serie di 4 cortometraggi (Cupido in love, La peli que vamos a ver, Taras, Sì a todo) seguiti dalla prima nazionale del suo ultimo lungometraggio Como la espuma (2017).

 

Roberto Pérez Toledo è un cineasta che ha realizzato nella sua carriera più di trenta cortometraggi. Nel 2011, il salto al lungometraggio con Seis puntos sobre Emma (2012) vincitore, tra gli altri, dei premi per la Migliore Attrice (Verónica Echegui) e la Migliore Sceneggiatura al Festival di Malaga, del Premio del Pubblico e per la Miglior Opera Prima al festival francese Cinespaña.

Nel 2013 il regista ha partecipato al film collettivo Al final todos mueren, e nel 2014 ha realizzato il film tv (girato secondo il manifesto #littlesecretfilm) Los amigos raros, trasmesso dal canale Calle 13 e successivamente trasformato in un fenomeno virale nella rete, dove ha superato i due milioni e mezzo di visualizzazioni.

Il 2 giugno 2017 ha debuttato il suo nuovo lungometraggio, Como la espuma, proposto ieri sera da Q.PIDO al Cinema Edera di Treviso.

Pelle giovane, carne fresca, ménage a due, tre e più, polisessualità sana e libera, cittadini moderni, qualche marchettaro, una transessuale e un cannone di schiuma in una villa con un generoso giardino e un’appetitosa piscina in una mattina d’estate …interessante, no?

Roberto Pérez Toledo (regista e sceneggiatore) invita lo spettatore a una festa con questi ingredienti (e altri ancora) nel suo nuovo film: Como la espuma.

Se nei suoi lavori precedenti Pérez Toledo ci ha già abituati alla contemplazione di attori angelici, protagonisti delle sue piccole storie di amore e disamore, ora la sua venerazione per la bellezza è tale da provocare una sorta di sindrome di Stendhal dinanzi alla visione di queste creature celestiali, seminude, che sfilano in Como la espuma: una quindicina di personaggi che, convocati tramite messaggi sul cellulare, partecipano alla festa a sorpresa che Gus (incarnato da Nacho San José) organizza per il suo amico Milo (interpretato da Carlo D´Ursi), costretto su una sedia a rotelle a seguito di un incidente.

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E, naturalmente, quando in una casa si riuniscono più di tre persone con una gran voglia di spassarsela, le cose sfuggono di mano: ci saranno uscite dall’armadio, incontri inaspettati, conquistatori ingannevoli, ricerche rancorose, crisi di coppia, romanticismo tossico e aneddoti vari che, alternandosi, offrono un mosaico variopinto di alcune delle crisi sentimentali e vitali della gioventù millennial. Perché, nonostante vengano qui a divertirsi, in fondo cercano tutti di colmare le loro carenze e di ricomporre i loro cuori infranti.

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Anche se dal suo trailer e le sue immagini può sembrare un film pornografico, Como la espuma è davvero una commedia romantica corale, pulita e commerciale, dove un baccanale è lo scenario in cui si muovono esseri bisognosi di affetto. Il divertimento sbracato e la colorita allegria delle sue sequenze nascondono quindi retroscena tristi e un sottotesto terapeutico, con conflitti di irregolare coerenza ed efficacia ma pur sempre variopinti, che articolano un film divertente, leggero e vistoso, ideale per rifarsi gli occhi in una calda notte d’estate.

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“Voglio continuare a giocare con ciò che mi affascina come sceneggiatore e regista: creare storie su relazioni e personaggi nelle quali il lavoro degli attori sia la primaria risorsa. In Como la spuma lo faccio con un espediente che trovo irresistibile, invitando il pubblico ad un’orgia. Sì, un’attività sessuale collettiva nella quale apparentemente non c’è spazio per l’amore. Ma qualsiasi cosa facciamo, l’amore trova sempre il modo di farsi strada…”

 

 

 

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