CANNES71 – Al via il Festival delle polemiche. I 7 film da non perdere.

8 maggio 2018

 

Al via stasera il 71° Festival di Cannes che è già, ancora prima di iniziare, il Festival delle polemiche. Tutto è iniziato nell’onda lunga della diatriba dello scorso anno, quella che ha visto gli esercenti prima, il Presidente di giuria Pedro Almodovar nel mentre, e il Festival tutto poi, schierarsi contro Netflix e i suoi film originali, colpevoli di non uscire in sala.

Sulla scia di quelle polemiche quest’anno Cannes, per voce del – sempre più ridicolo Delegato Generale, Therry Frémaux, ha annunciato che non sarebbero più stati accettati in competizione film che non prevedono una distribuzione nelle sale francesi. La nuova regola ha di fatto sancito l’esilio dal Concorso della piattaforma di streaming più influente al mondo.

Com’era prevedibile la risposta di Ted Sarandos, capo supremo di Netflix, non s’è fatta attendere e con una lunga intervista rilasciata a Variety, dove sottolineava che relegare i suoi film alle sezioni collaterali sarebbe stato “poco rispettoso”, ha annunciato che la sua azienda non avrebbe partecipato in alcun modo al Festival francese.

A molti la mossa è sembrata sciocca e retrograda: possibile che un Festival storico, tra i più importanti al mondo, arrivato ormai alla settantunesima edizione, decida di escludersi dal nuovo che avanza? Di lasciare fuori dalla porta milioni di spettatori potenziali, di abbonati certi? Che voglia nascondere la testa sotto la calda sabbia della Croisette e fingere che una rivoluzione del cinema non sia già iniziata? Non volevamo crederci. Almeno finché non sono stati banditi anche i selfie.

Sul tappeto rosso saranno pertanto vietati – per regolamento – gli autoscatti con le star e gli autoscatti delle star. “Li trovo volgari, ridicoli, stupidi” ha detto sempre Frémaux. C’è davvero bisogno di sottolineare quanto sia importante il rimbalzo social di un Festival di cinema, conosciuto nel mondo anche e soprattutto per il glamour che da sempre irradia? A quanto pare sì. Ma Cannes odia i social a tal punto da aver anche cambiato il calendario delle proiezioni per i giornalisti: non ci saranno più anticipate stampa. Significa che tutti i film verranno visti dagli addetti ai lavori solo dopo o in contemporanea alla presentazione ufficiale nel Grand Teatro Lumière, quella con il cast in sala. Il perché si spiega subito: in questo modo si evita che registi e cast leggano post Facebook o cinguettii prima di partecipare alla serata di gala.

Tutte queste ristrettezze non devono essere piaciute a chi i film li fa, li distribuisce e vorrebbe che se ne parlasse, si vocifera infatti che Bradley Cooper con il suo È nata una stella, ma anche Luca Guadagnino con Suspiria, abbiano rifiutato l’invito. Di certo ha detto no e che “non sarebbe stato il posto giusto” per il suo film Xavier Dolan, uno che due anni fa ritirava tra le lacrime il Grand Prix speciale della giuria.

Complici tutto ciò oltre alla sempre maggiore pronaggine della manifestazione al politicamente corretto, alla gender equality ed all’assurda ‘caccia alle streghe’ ad opera del movimento Me TooLars von Trier ‘perdonato’ ma ‘messo in castigo nel Fuori Concorso; la pletora di tette e culi in Loro di Paolo Sorrentino esclusi dal Festival – pochi sono davvero, quest’anno, i nomi ed i titoli di grande richiamo.

Vi segnaliamo comunque 7 opere da non perdere:

#1 The House That Jack Built di Lars von Trier (Fuori Concorso)

Sette anni dopo la sua espulsione per alcune battute ritenute filo-naziste, il danese Lars von Trier torna a Cannes con una nuova pellicola pronta come sempre a provocare e a far riflettere. Relegato nel Fuori Concorso e con protagonista Matt Dillon, il film segue le vicende di un serial killer che ha commesso omicidi per 12 anni. Von Trier l’ha definito il suo lavoro più “brutale di sempre” e siamo certi che sarà uno dei film di cui si parlerà maggiormente nei giorni del Festival francese.

#2 Climax di Gaspar Noé (Un Certain Regard)

Climax

Ci sono pochi provocatori nel cinema moderno come Gaspar Noé. Il regista ha sbalordito il pubblico con l’intenso dramma sugli stupri Irreversible, ha proseguito con lo sconvolgente Enter the void e si è spinto sull’orlo della pornografia con Love. Non farà eccezione Climax, incentrato su un gruppo di frequentatori di feste che vengono misteriosamente drogati e “scaraventati all’Inferno”. La domanda sul perché sono stati drogati e chi li ha drogati sarà la questione trainante della storia, che vedrà il gruppo “soccombere alle nevrosi”.

#3 Plaire, aimer et courir vite di Christophe Honoré (Concorso)

12° film del talentuoso Christophe Honoré, è il suo primo ammesso in concorso nella selezione ufficiale di Cannes. Storia d’amore gay, ambientata negli anni 1990 (al vertice della diffusione mortale dell’Aids), che – nelle parole del regista francese –  ha per vero soggetto “gli effetti o le sensazioni che si oppongono all’amore”. Il film “si prende la sua parte di melodramma, ma non tanto per la storia di un amore impossibile, quanto per la storia di una vita impossibile.

#4 Le livre d’image di Jean-Luc Godard (Concorso)

Quattro anni dopo essere stato premiato per Addio al linguaggio, Jean-Luc Godard (maestro del cinema francese, classe 1930) si prepara nuovamente a stupire e a dividere la critica con la sua nuova opera, Le livre d’image. Sarà l’ennesimo lavoro sperimentale e coraggioso di uno degli autori che hanno fatto la storia della settima arte, provando costantemente a rivoluzionarne il linguaggio e le modalità espressive.

#5 Un couteau dans le cœur di Yann Gonzales (Concorso)

Un Couteau dans le Cœur

Cinque anni dopo l’audace Les rencontres d’après minuit presentato alla Semaine de la Critique ed incentrato su una comunità di nottambuli, liberati da norme sentimentali e sessuali, il trasgressivo Yann Gonzalez torna con un secondo lungometraggio, Un couteau dans le cœur. Thriller solforoso, che mescolando i temi della morte e del sesso, si concentra su una produttrice di film pornografici – interpretata da Vanessa Paradis nella decadente Parigi degli anni ’70. Potrebbe essere la sorpresa di questa edizione!

#6 Burning di Lee Chang-dong (Concorso)

Tra i numerosi registi asiatici in Concorso una menzione speciale va a Lee Chang-dong, grande autore sudcoreano tornato dietro la macchina da presa a otto anni di distanza dal delicato Poetry. Finalmente potremo tornare ad ammirare un suo film grazie a Burning, un dramma misterioso che si preannuncia come uno dei grandi favoriti per la vittoria finale. Raramente Lee Chang-dong sbaglia un film.

#7 Sauvage di Camille Vidal-Naquet (Semaine de la Critique)

Seguendo – con crudo realismo pasoliniano – il tragico destino di un giovane in cerca di amore nel mondo della prostituzione maschile, l’opera prima di Camille Vidal-Naquet promette di essere una delle scommesse più interessanti  e potenti oltre che una delle opere maggiormente scioccanti del Festival tutto. Protagonista l’affascinante Félix Maritau, scoperto in 120 Battiti per Minuto.

 

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