VENEZIA 74 – ‘Hannah’ di Andrea Pallaoro in anteprima al Cinema Edera

14 Febbraio 2018

Il Cinema Edera di Treviso, vetrina permanente di arte cinematografica nonché punto d’incontro e scambio culturale da oltre mezzo secolo,  ha presentato lo scorso 5 Febbraio, in anteprima nazionale – il secondo lungometraggio del promettente Andrea Pallaoro, Hannah, in Concorso alla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il film – anticipato da noi di Sconfinferevole Cinema come possibile presenza all’interno del Festival lidense –  è valso all’immensa Charlotte Rampling la (meritatissima quanto doverosa) Coppa Volpi come Miglior Attrice ed è stato accolto in Sala Grande con dieci minuti di applausi.

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Andrea Pallaoro e Charlotte Rampling alla prima mondiale di ‘Hannah’ in Sala Grande. Foto ©MarcoViscaStudio

Hannah – il cui titolo di lavorazione era ‘The Whale‘, con chiaro riferimento ad una delle sue immagini più evocative – è un film nato, pensato, costruito e sviluppato attorno alla Rampling, la quale diventa il film stesso. Tutto ruota attorno ad una vicenda che non viene mai didascalicamente esplicitata. Lo spettatore è invitato a sollevarsi dalla sua posizione passiva, facendosi carico di un’attiva ricerca di quanto avviene nell’animo della protagonista.

Lo sguardo di Andrea Pallaoro è attento ai dettagli, al particolare non sottolineato, alla minima – quasi assente – variazione mimica sul viso della Rampling, al non detto, all’utilizzo di accostamenti cromatici e semantici – dal colore della macchia sul soffitto alla presenza (o assenza) dell’acqua.

Ne deriva un’opera inizialmente ‘respingente’, che cresce esponenzialmente dopo la visione, che rimane sottopelle e che difficilmente ci si riesce a scucire di dosso.

La visione del film, introdotta e moderata da Giuliana Fantoni, è stata seguita da una Q&A con il regista, che ha ricevuto i complimenti della sala ed ha risposto alle domande dei presenti.

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Giuliana Fantoni e Andrea Pallaoro all’anteprima italiana di ‘Hannah’ al Cinema Edera di Treviso © foto MarcoViscaStudio

Il film, ambientato a Bruxelles, è stato girato tra Bruxelles e – per la parte degli interni, quali l’appartamento di Hannah – Roma.
La sceneggiatura iniziale è stata scritta in inglese, in quanto si pensava di girarlo nella Bay Area di San Francisco; però poi divenne chiaro che sarebbe stato più facile produrre il film in Europa con Charlotte, per cui è stata riadattata in francese per ambientare il film a Bruxelles.

La presenza di Charlotte Rampling è stata la prima scelta o vi era una rosa di candidate?

La sceneggiatura (co-scritta dallo stesso Pallaoro, ndr) è stata concepita pensando a Charlotte, e nella mia mente non vi era nessuna second chance. Infatti penso che se la Rampling non avesse accettato il ruolo, non credo avremmo fatto il film. Per me questo ruolo era il suo, da sempre.

In che modo Charlotte Rampling ha accettato il ruolo?

Io mi innamorai di Charlotte la prima volta che la vidi sul grande schermo nel film ‘La Caduta degli Dei‘ di Luchino Visconti, a 16 anni, e già all’epoca sapevo che avrei voluto fare cinema, e sognavo di collaborare con lei, un giorno.
Una volta scritta la sceneggiatura di ‘Hannah’, gliela inviai accompagnata da un link per visionare il mio primo film (‘Medeas‘ presentato in Orizzonti a Venezia70, non ancora edito in Italia, ndr), e lei rispose, dopo solo tre giorni, dicendo che era intenzionata a conoscermi; presi il primo aereo per Parigi e al nostro incontro lei mi confermò, con mia grandissima sorpresa, che avrebbe accettato di fare il film; di lì è iniziata anche una grandissima amicizia ed una collaborazione che per me sono fondamentali.

Com’è nato il soggetto di questo film e, di conseguenza, il personaggio di Hannah?

Tutti i personaggi dei miei film sono ispirati da fatti di cronaca realmente accaduti o da cose che osservo nella realtà attorno a me e che ho voglia di esplorare attraverso il mio mondo interiore.
‘Hannah’ era una storia che avevo letto e che mi aveva colpito profondamente; ed in particolare c’era una domanda che ha funto da filo conduttore per la realizzazione del film, ovvero che cosa succede quando, dopo 50 anni che condividi un’idea di identità con un’altra persona, scopri qualcosa che capovolge quello che pensi di questa persona, di te stesso e del mondo che ti circonda, che, insomma, cambia il senso di tutto.
Questa è stata, sin dall’inizio, la motivazione per intraprendere questo viaggio interiore ed esplorare lo stato mentale, psicologico ed emotivo di questa donna in un momento particolare della sua vita.
Ed ho voluto farlo lasciando che fosse lo spettatore a fare il suo viaggio individuale, nella massima libertà, quindi non concentrandomi sugli elementi più narrativi o didascalici, bensì abbracciando lo stato emotivo.

La scena in cui la protagonista osserva la balena. C’è una sorta di identificazione?

Certo. Quella è stata una delle primissime scene che ho scritto, e per me è importante che ci fosse, nel film, un momento catartico in cui Hannah si vedesse riflessa in qualcosa di molto potente.

Molte immagini del film sembravano quasi delle fotografie. Lei nasce anche come fotografo?

No, non nasco come fotografo, ma l’immagine è sempre il punto di partenza; il processo di scrittura della sceneggiatura avviene attraverso una raccolta di immagini che desidero vedere realizzate sul grande schermo; una volta messe assieme un certo numero di immagini, inizio a metterle vicine e da queste unioni ne nascono delle nuove e questo mi permette di seguire il personaggio e far sì che sia il soggetto a portarmi alla storia, invece che una storia imposta sul personaggio. Era importante trovare il linguaggio cinematografico (la composizione della luce, gli accostamenti di colore) che fosse il più piatto possibile per riuscire a penetrare il mondo interiore di Hannah.

Ci parli del rapporto tra la protagonista e l’acqua, quale elemento per liberarsi dal senso di colpa. Hanna è costantemente che si lava, che lava il cane, il suo lavoro consiste nel fare le pulizie e mettere ordine, è quasi ossessionata dal fatto di non portare macchie.

La macchia che la protagonista sente, e dalla quale cerca disperatamente di liberarsi, è la stessa macchia che troviamo sul soffitto, ed è il motivo che la porta a trovare quella busta. Il mio intento è quello di esplorare i sentimenti, non tanto di svelare o capire il perchè di quel sentire.

Il rapporto con l’attrice: ha partecipato o è stata una fedele interprete delle Sue direttive?

Ha senz’altro collaborato, è stata una collaborazione sotto tutti gli aspetti.

 

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Charlotte Rampling abbraccia Andrea Pallaoro durante i dieci minuti di applausi ricevuti in Sala Grande © foto MarcoViscaStudio

‘Hannah’ sarà distribuito nelle sale italiane a partire da domani, Giovedì 15 Febbraio 2018.

 

Il trailer di ‘Hannah‘, distribuito dal 15 Febbraio da I Wonder Pictures

 

Il Trailer di ‘Medeas’ (2013), il primo lungometraggio di Andrea Pallaoro

 

AB

 

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