VENEZIA 73 – ‘Jackie’

In attesa di conoscere i titoli dei film in Concorso a Venezia 74 Sconfinferevole Cinema riprende la sezione AMARCORD ripercorrendo alcuni dei lavori che più ci sono piaciuti dall’edizione 73. della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Oggi tocca a ‘Jackie‘ di Pablo Larrain, che si è aggiudicato il premio per la miglior sceneggiatura; riconoscimento tanto discutibile quanto di ripiego che, da una parte, valorizza l’ottimo lavoro di scrittura di Noah Oppenheim, ma che, sul fronte del Festival lidense, oscura il talento del regista Cileno e il ruolo della vita di Nathalie Portman; e la sua indubitabile bravura non è stata riconosciuta altre due volte (in occasione dei Golden Globe e degli Oscar) a favore della fin troppo sopravvalutata Emma Stone.

Film complesso Jackie, da affrontare nell’ottica giusta, senza pensare di trovarsi davanti al tipico biopic hollywoodiano. Alla sua prima esperienza di lavorazione in Usa, Larraín è rimasto fedele alla propria poetica, già consolidata nei bellissimi ‘No‘ e ‘El Club‘.

Partendo dalla cornice di Hyannis Port, residenza dei Kennedy dove Jackie a ridosso dei fatti di Dallas viene intervistata da un giornalista di Life Magazine, la narrazione gioca avanti e indietro nel tempo scorrendo dall’assassinio che spezzò il sogno americano al viaggio di ritorno a Washington; dai contrasti sulle modalità delle esequie al sopralluogo al Cimitero di Arlington; dal trasloco dalla Casa Bianca all’imponente cerimonia funebre. E intanto al tutto si mescolano frammenti di passato – apparizioni pubbliche, spezzoni dello special tv “Un Tour alla casa bianca con Mrs. Kennedy– e momenti di dolore vissuti in privato.

Jackie-Nathalie, nella mani di Larrain è quasi una bambola, più che una donna. Una bambola fragile, protagonista della Camelot della Royal family americana (nel film Robert Kennedy è interpretato da Peter Sarsgaard) che si ritrova — quel mattino del 22 novembre 1963 a Dallas — a vivere la tragedia della morte in diretta di John. Una fragilità ben nascosta dietro agli abiti che ne fecero una star, un mito, un modello da seguire.

Jackie Kennedy – entrata nella mitologia collettiva con il vento leggero, positivo, energetico di una stagione che, chiusa la porta del secondo conflitto mondiale, guardava al futuro, anzi alla Luna – ha di fatto segnato un’epoca: non bellissima, ma affascinante, non altissima ma seducente, milioni di donne ne imitarono le scelte di moda fatte di scolli a cratere, e tailleur dal taglio geometrico, maniche a tre quarti, collana di perle e lunghezze sopra il ginocchio. E ancora, tessuti bouclé, bottoni bold e colori pastello.

E la Portman, come detto sopra, incarna il suo ruolo fin ad’ora più intenso, più toccante di tutta la sua carriera, cucito su di lei in maniera perfetta; ed era doveroso – almeno nell’ambito di una vetrina di arte cinematografica quale il Festival di Venezia – un riconoscimento di qualità.

La regia di Larrain è tanto insistita sul volto della Portman a tal punto che il film equivale all’attrice, il dittico è imprescindibile, non c’è Pablo senza Nathalie e viceversa.

Alla prima mondiale, in Sala Grande, noi di Sconfinferevole Cinema, siamo stati testimoni  dell’emozione della coppia Larrain-Portman, che vogliamo condividere con il video qui sotto.

AB

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