FESTIVAL – La ’53. Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro’ al via il 17 giugno

12 Giugno 2017

La 53a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema diretta da Pedro Armocida, che si terrà a Pesaro dal 17 al 24 giugno, prosegue il suo lavoro di ricerca sull’idea del “Nuovo Cinema”, quello maggiormente legato alle forme più innovative del linguaggio cinematografico contemporaneo: «Film di finzione, critofilm, video-essay, cinema per il reale, film inteso proprio come pellicola in 35mm, 16mm e Super8, video installazioni, sonorizzazioni dal vivo; tutto questo è la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema senza barriere di formati, durate, catalogazioni. “Nuovo cinema” oggi è l’apertura più totale all’ibridazione delle forme cinematografiche segnate sempre da un’originale ricerca linguistica» dice Pedro Armocida, direttore del festival le cui linee del programma seguono quelle editoriali del comitato scientifico composto da Bruno Torri (presidente), Pedro Armocida, Laura Buffoni, Andrea Minuz, Mauro Santini, Boris Sollazzo e Gianmarco Torri.

Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Miccichè
Sezione a concorso con opere prime o seconde in anteprima mondiale, internazionale o italiana, selezionate tra i centinaia di film arrivati al festival e tra quelli cercati in giro per il mondo.
Il tentativo è di segnalare le opere cinematograficamente più libere, più nuove, lontane magari anche dall’idea che si ha dei film “da festival”, a cominciare da “António Um Dois Três” (foto in alto ndr), opera prima del giovanissimo brasiliano Leonardo Mouramateus, appena ventiseienne, nel quale le storie di tre personaggi alla ricerca d’amore si intrecciano sullo sfondo di una Lisbona magica. Tre sono anche i protagonisti di “The First Shot“, diretto da Yan Cheng e Federico Francioni, dei quali la Mostra aveva selezionato nella scorsa edizione, all’interno della sezione “Satellite”, il corto “Tomba del tuffatore“. Tre esseri umani molto differenti, ma accomunati dalla ricerca della propria identità in una Cina in perenne mutamento. D’ambientazione cinese è anche “Children are not afraid of death” di Rong Guang Rong che mescola sapientemente documentario e sequenze d’animazione per raccontare il drammatico suicidio di un gruppo di bambini in un villaggio rurale, una ricerca dolorosa che diventa anche viaggio interiore e che ha portato il regista a venire arrestato dalle autorità cinesi. Il francese Jean-Gabriel Pério con “Summer Lights” imbastisce a Hiroshima una potente riflessione sulla memoria ed esplora la condizione degli hibakusha, i reduci della bomba atomica, a lungo ostracizzati dalla società giapponese. Francese è anche Elise Girard, la regista di “Strange Birds“, opera sulla particolare relazione che si instaura per le vie di Parigi tra la giovane Maive e un anziano e disilluso librario interpretato dal grande Jean Sorel.

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Jean Sorel e Lolita Chammah in “Strange Birds” di Elise Girard

L’incontro tra due solitudini porta allo sviluppo di una storia d’amore non convenzionale che aiuterà la protagonista a entrare nell’età adulta e a compiere scelte decisive per la sua vita. “People that are not me“, opera prima dell’israeliana Hadas Ben Aroya, è un vivido racconto della gioventù di Tel Aviv e di una ragazza, Joy (interpretata dalla regista stessa), che cerca di dimenticare il proprio ex abbandonandosi ogni notte tra le braccia di sconosciuti, alla ricerca di un senso intimità nel labirinto della solitudine metropolitana.

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Una scena di “People that are not me” di Hadas Ben Aroya

Ci si sposta nei Balcani con “Baba Vanga” della polacca Aleksandra Niemczyk, allieva di Bèla Tarr, sulla figura realmente esistita che dà il titolo al film, una veggente che, dopo aver perso la vista, inizia a comunicare con le anime dei defunti e a predire il futuro, compresa la fine del mondo. Il Concorso si chiude con “Sexy Durga” di Sanal Kumar Sasidharan, un viaggio nella notte indiana in compagnia di una coppia in fuga e di un paio di criminali, le cui traiettorie convergono misteriosamente su un antico rituale in onore della dea Kali che si sta svolgendo in un villaggio del Kerala.

Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Giuria internazionale
A conferire i premi dedicati al Concorso, accanto alla Giuria formata da dieci studenti provenienti da varie università italiane, torna quest’anno una prestigiosa giuria internazionale composta dal cineasta portoghese João Botelho, dal regista e direttore della fotografia italiano Mario Brenta e dall’attrice e regista italiana Valentina Carnelutti. I giurati saranno omaggiati con proiezioni dedicate. Botelho presenterà infatti il film “O cinema, Manoel De Oliveria e eu” nella sezione Critofilm, all’interno della quale rientra anche “Effetto Olmi” di Brenta. Durante l’evento speciale dedicato all’attore nel cinema italiano contemporaneo saranno infine presentate due opere di Valentina Carnelutti, una da attrice, “Le ombre rosse” di Citto Maselli (2009, 91’), e una da regista, “ReCuiem” (2013, 21’).

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Il regista portoghese João Botelho

SATELLITE. Visioni per il cinema futuro
Torna Satellite, la sezione panoramica e non competitiva che vuole scavare e restituire la superficie reale, complessa, imperfetta e indefinita della produzione audiovisiva italiana a bassissimo budget, extra-industriale. Diciotto opere prime o inedite, non necessariamente di giovanissimi, divise in sei percorsi: Cartografie transitorie; This is not a love song; Quello che non ho visto; Passaggi di stato; Manovra di compensazione; Zone temporaneamente autonome.
Quello che la sezione si propone non è tanto scovare l’anteprima o l’esclusiva sul mercato dei festival, quanto piuttosto arrivare a mostrare quello che altrove spesso non viene mostrato, solo perché non rientra nelle categorie imposte da un concorso, da un formato, da una durata, da una modalità produttiva. Uno spazio aperto, insomma, uno spazio per opere disomogenee. In questo momento il “Nuovo Cinema”, in Italia come all’estero, ha bisogno di un luogo fisico per essere visto e discusso, anche nei suoi difetti, al di fuori dell’habitat virtuale del web, e Pesaro si propone di diventare tale luogo.

Evento speciale: L’attore nel cinema italiano contemporaneo
È indubbio che, se la cinefilia si è nutrita del mito del regista, è attorno alla mitologia delle star che si è costruita la forza dell’immaginario popolare del cinema. Tuttavia è solo in tempi recenti che lo studio dell’attore e della sua immagine ha prodotto risultati rilevanti permettendo di osservare da prospettive inedite la storia del cinema italiano e del rapporto col pubblico. Da queste analisi, però, resta spesso escluso il panorama contemporaneo. In che modo gli attori italiani di oggi definiscono le caratteristiche del nostro cinema? Quali modelli di recitazione propongono? In che modo circola la loro immagine nello spazio pubblico e quanto orientano le scelte del pubblico? Che rapporto c’è tra l’idea di “nuovo cinema” e gli attori? Queste sono solo alcune delle domande che vengono affrontate nel volume edito per l’occasione a cura di Pedro Armocida e Andrea Minuz: “L’attore nel cinema italiano contemporaneo. Storia, performance, immagine” (Marsilio). Domande a cui risponderanno in prima persona gli interpreti, tra i quali Jasmine Trinca, Valentina Carnelutti, Blu Yoshimi, che saranno protagonisti di altrettante serate a Pesaro, durante le quali presenteranno i loro film più significativi e parteciperanno alla tavola rotonda conclusiva.

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Omaggio Roberto Rossellini
La decisione di ricordare, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa, Roberto Rossellini è dovuta a diverse motivazioni, ma anche a sollecitazioni emotive riguardanti proprio la Mostra di Pesaro che, esattamente come a Pasolini, deve a Rossellini molta riconoscenza. L’autore, infatti, fu sempre presente nelle prime edizioni della manifestazione (quelle che Lino Miccichè molti anni dopo definirà il suo “periodo d’oro”), portandovi, assieme al suo prestigio, anche esperienza e concretezza nell’affrontare le questioni pratiche, e dando un contributo importante all’affermazione della Mostra stessa.
L’Omaggio a Rossellini, a cura di Bruno Torri e realizzato in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, comprende la proiezione di sei film: “Roma città aperta” in versione restaurata dalla Cineteca Nazionale il 18 giugno in Piazza, “Paisà” il 24 giugno, “Europa ’51” e “India” il 19, “La presa del potere da parte di Luigi XIV” il 24 e “Cartesio” il 20. A completare la retrospettiva anche una serie di “schegge” sul regista scelte da Fulvio Baglivi (dal 19 al 24, prima delle proiezioni delle 15 e di quelle la sera in Piazza) e una prestigiosa tavola rotonda alla quale interverranno Adriano Aprà, Fulvio Baglivi, Elena Dagrada, Virgilio Fantuzzi, Felice Laudadio, Andrea Martini, Paolo Mereghetti, Renzo Rossellini, Piero Spila, Roberto Turigliatto. I film scelti rappresentano un “campione”, piccolo ma rappresentativo, della vasta produzione cinematografica e audiovisiva di Rossellini e delle diverse stazioni del suo itinerario creativo-culturale, con la sua concezione di un cinema che ha sempre come proprio baricentro l’uomo, ripreso nel suo contesto e nel suo divenire storico-sociale, ma anche nel suo percorso individuale ed esistenziale; la prova certa dell’impegno umanistico sempre praticato da Rossellini.

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“Roma città aperta” (1945) di Roberto Rossellini

Retrospettiva Nicolas Rey
Nicolas Rey non è stato chiamato così in onore del famoso regista americano (era uno pseudonimo), non è il figlio del regista sperimentale francese Georges Rey e non ha niente a che fare con gli altri Nicolas Rey di Parigi. Difficile da etichettare, è certo che Rey sia un cineasta specializzatosi nel Super8 e nel 16mm che nel 1995 ha contribuito alla creazione di quel miracolo che è “L’abominable”, laboratorio collettivo di stampa e sviluppo di pellicole a Parigi. L’altra certezza è che sarà possibile ritrovare Nicolas Rey a Pesaro, dove saranno proiettati i suoi quattro film, tutti girati in 16mm (dal 19 al 21 giugno). L’autore si esibirà inoltre in una performance speciale con tre proiettori al Centro Arti Visive – Pescheria (il 21) e sarà protagonista di un incontro moderato da Federico Rossin.

Retrospettiva Pedro Aguilera
Tra i cineasti più interessanti dell’altro cinema spagnolo, Pedro Aguilera (classe 1978) arriva per la prima volta in Italia con i suoi tre film (dal 22 al 24 giugno), caratterizzati da una forte eterogeneità di contenuti e da una rigorosa ricerca formale e linguistica.
La sua opera prima, “La influencia“, è stata presentata a Cannes nel 2007 all’interno della Quinzaine des Réalisateurs, mentre “Naufragio” (2010) ha partecipato al festival di San Sebastian e a quello di Rotterdam che ha ospitato quest’anno, in concorso, anche il suo terzo lungometraggio “Demonios tus ojos“, una riflessione sullo sguardo e sul fascino del proibito che arriva a lambire territori morbosi quando un regista scopre la sorellastra su un sito per adulti e decide di iniziare a filmarla ininterrottamente, rendendola ben presto un (oscuro) oggetto del desiderio. Tra un film e l’altro ha inoltre lavorato a stretto contatto in Messico con Carlos Reygadas, coproduttore del suo primo film, e con Amat Escalante.

Proiezione speciale: “Belle dormant” di Ado Arrietta
Tra gli eventi di questa edizione anche una proiezione speciale (il 23 giugno) dedicata a “Belle dormant“, il ritorno dietro la macchina da presa del cineasta spagnolo Ado Arrietta, il cui nome – o quello di Udolfo, Adolpho, Adolfo o Adorfo con cui si è firmato in passato – richiama un cinema di culto, di grande importanza anche se poco visto. Attivo soprattutto tra gli anni sessanta e settanta, Arrietta, che il 24 giugno terrà un incontro condotto da Rinaldo Censi, è stato tra i più importanti registi underground, prima in Spagna e poi, dal ’68, in Francia, dove ha creato con le sue opere un universo fantastico, unico e riconoscibile, che continua a plasmare ancora oggi.
La Mostra presenta il suo ultimo film, “Belle dormant“, una favola classica ma molto contemporanea, con un occhio a Jean Cocteau, che vede protagonista un Principe Azzurro alla ricerca della sua Bella Addormentata contro il volere di un Padre-Re malvagio e Mathieu Amalric nel ruolo del Tutore.

Critofilm2. Cinema che pensa il cinema
La seconda parte della prima grande retrospettiva, a cura di Adriano Aprà, sui film sul cinema ossia i critofilm o film essay, un vero e proprio genere con i suoi sottogeneri (film sulla storia del cinema, sulle cinematografie nazionali, sugli autori, sui singoli film, sui making of, ecc.) che diventa anche pratica di un nuovo modo di fare critica, servendosi di uno strumento omologo a quello dell’oggetto di cui si parla, complementare e per certi versi superiore al saggio scritto. Uno stimolo ai critici di oggi e del futuro.

Sguardi russi
Sono ormai parecchi anni che la Mostra, in collaborazione con la Direzioni programmi internazionali della Federazione Russa, si occupa del cinema russo scandagliandone le nuove proposte nel campo della finzione, del documentario e dell’animazione, con una particolare attenzione alle registe esordienti. Quest’anno, quasi a compendio del lavoro svolto, vengono presentati (tra il 19 e il 22 giugno), a cura di Giulia Marcucci, una selezione di sei lavori divisi in due documentari, due animazioni e due lavori di fiction, quattro dei quali realizzati da registe donne. Uno dei comuni denominatori di questa edizione è la letteratura; se ne parlerà durante la tavola rotonda dedicata al programma, un’occasione per presentare anche una raccolta di racconti russi contemporanei appena tradotta in italiano.

Corti in Mostra – Animatori italiani oggi
Giunge alla terza edizione Animatori italiani oggi, rassegna non competitiva curata da Pierpaolo Loffreda e realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Urbino e di Macerata, e l’Istituto d’Arte Scuola del Libro di Urbino, riservata anche quest’anno alle più recenti opere inventive ed emozionanti realizzate da autori italiani di cinema d’animazione.

Film di apertura
Omaggio 30 anni dopo Gli Intoccabili
La Mostra di quest’anno si apre il 17 giugno, nella grande arena di Piazza del Popolo, con “Gli Intoccabili“, ovverosia il gangster-movie secondo Brian De Palma, senza dimenticare il contributo di David Mamet che ne firmò la sceneggiatura 30 anni fa. Una messa in scena da antologia che culmina nella celebre sparatoria finale alla stazione, con tanto di strizzata d’occhio alla “Corazzata Potemkin” di Ejzenstein. Un oggetto fuori dal tempo e dall’estetica dei polizieschi/noir degli anni Ottanta: griffato (gli abiti del quartetto sono di Giorgio Armani), stilizzato (impeccabili le musiche autoreferenziali di Ennio Morricone), citazionista. Un capolavoro.

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Gli Intoccabili” (1987) di Brian De Palma

 

 

 

 

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